Boorman and the devil
regia : David Kittredge
Genere : Documentario
durata : 112'
Si apre con una citazione di Hanif Kureishi : "Il successo non è definitivo, il fallimento non è fatale. Ciò che conta è il coraggio di andare avanti".
Dalla sua magione nelle campagne irlandesi, il regista ricorda con commozione l'esperienza fallimentare del film The heretic (il titolo doveva limitarsi a questo, poiché nelle intenzioni iniziali non vi era il seguito dell' Esorcista firmato qualche anno prima da William Friedkin, e grande successo di pubblico all'epoca). Fu la Warner Bros a richiederne una continuazione in base ad esperienze precedenti , che vedevano quasi obbligatorio bissare un successo, nella quasi certezza che la fortuna sarebbe continuata. Erano certamente altri tempi, venivano lasciate maggiori libertà decisionali ai registi riguardo al cast. La Warner Bros voleva imporre Jack Nicholson , allora agli inizi di una promettente carriera, ma Boorman non lo ritenne adatto per il ruolo poi offerto a Jon Voight, che già gli aveva dato gran soddisfazione nel loro precedente lavoro assieme , Deliverance (altrimenti noto come Un tranquillo weekend di paura).
Ma neppure in questo frangente Boorman ebbe pace: Voight , inizialmente di credenze ebraiche e successivamente convertito al cristianesimo trovava respingente ed inaccettabile il tema del film. La scelta dovette quindi ricadere su un divo maggiormente autorevole o consolidato all'epoca, quel Richard Burton tornato alla ribalta dopo un periodo di stasi grazie ad una gloriosa messa in scena a teatro di Equus. Secondo il parere del regista era troppo vecchio per poter dare credibilità ad un sacerdote in crisi di fede, del resto i suoi dubbi furono confermati strada facendo, e considera oggi Burton come una scelta solo in parte riuscita: bellissimo il timbro della voce, ma rigidità nell'interpretazione. Per non parlare delle difficoltà sopportate durante la lavorazione, e dovute alle intemperanze del divo, cui una clausola contrattuale dava la libertà di interrompere riprese o prove alle 18 in punto di ogni giorno, cosa alla quale si atteneva scrupolosamente, in qualsiasi circostanza si trovasse la troupe. Il tutto contribuì ai rapporti conflittuali che si instaurarono tra Burton e il resto del cast, a cominciare da Linda Blair ma a cascata in modo più lieve anche con Louise Fletcher o Boorman stesso.
Quando alla fine di questo viaggio nei ricordi, tanto appassionante per lo spettatore quanto devastante per chi l'ha intrapreso, si arriva a chiedere al regista il classico consiglio da dare a chi volesse intraprendere la stessa carriera, la risposta non può che esere "Cambiate mestiere!"
Considerato dalla critica dell'epoca come un prodotto di bassa qualità , e fischiato dal pubblico con profonda delusione e nessun perdono per non aver risposto alle aspettative, contiene in realtà il tocco di John Boorman che si era potuto ritrovare in altre sue opere precedenti ricordate per dettagli sicuramente di basso livello , come il trikini indossato da Sean Connery in Zardoz. Ma il tutto faceva parte di atmosfere indubbiamente originali; al di la' dell'apparente messa in scena artigianale, si scopre una volontà di rompere gli schemi e mantenere una libertà di espressione che l'impresa cinematografica dell'epoca rifiutava , a meno che non facesse rientrare il budget, qualora non si riuscisse addirittura a triplicarlo...
Nel caso in questione dell'Esorcista 2 - L'eretico , l'esperienza fallimentare allontanò per molti anni il regista dalle scene, fino al successo ottenuto col successivo Excalibur, che lo riportò al posto che gli spettava nella storia del cinema , e trattare l'argomento diabolico sicuramente in contesto diverso: le stregonerie, anche se pagane , della bellissima epopea celtica, o la mano dell'uomo che distrugge paesaggi incontaminati , come nella Foresta di Smeraldo. Come fu per il suo maggior successo Deliverance, si tratta sempre di paesaggi lussureggianti e all'apparenza protettivi , che possono però nascondere le insidie peggiori o riportare a galla le più ataviche paure.
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| Jane Campion e Alberto Barbera durante la presentazione |









































