La Mostra Internazionale d’Arte cinematografica di Venezia lascerà quest’anno dentro di me, indelebile, il ricordo di un’edizione che della sua internazionalità ha saputo rendersi più che mai degna, celebrando una donna e una carriera che hanno attraversato il cinema , permettendo al tempo di trascorrere lasciando tracce del passato, ma senza togliere luminosità al presente artistico. La masterclass di Ellen Burstyn (Leone d’Oro alla carriera per il 2026), ha svelato una donna dal carisma straordinario, perfettamente in equilibrio tra emozione e concentrazione. Come primo gesto, il ringraziare noi pubblico per l’essere presenti, ha svelato da subito l’umiltà e l’autenticità che solo i Grandi possiedono. Volendo, avrebbe potuto senza vergogna sbatterci in faccia la sua Triple Crown of Acting, rara consacrazione che comprende il premio in ognuna delle Tre categorie dello spettacolo (cinema, televisione, teatro): Academy, Emmy e Tony Awards.
Il suo bel volto , appena intaccato dai segni delle veneranda età di 93 anni, racchiude una vita intera dedicata al cinema , del quale si innamorò all’età di 6 anni, mentre viveva in Canada. Trasferitasi in seguito a New York, le sue esperienze proseguirono in spettacoli televisivi nei teatri di posa della Settima Strada, e fu sempre nella Grande Mela che venne introdotta all’Actor’s Studio. Qui trasse insegnamento da Lee Strasberg :“Training the senses to the imaginary circumstances” , e accanto a lui divenne a sua volta insegnante, per rimanerne ancor oggi colonna portante, nella mansione di Co-presidente, condivisa con Al Pacino e Alec Baldwin.
Ha parole di stima e profondo affetto per Darren Aronofsky, che la diresse in uno dei ruoli più sconvolgenti e difficili della sua carriera, la madre in Requiem for a dream, distrutta dalla dipendenza da Tv e psicofarmaci, completamente immersa in una vita immaginaria fatta di sogni che le diano lo sbocco da un’esistenza insopportabile . Apprezzò le dichiarazioni del regista a riguardo, che si disse orgoglioso di aver saputo rendere in immagini l’arte recitativa dell’attrice. Egli rappresenta al meglio le caratteristiche necessarie al suo regista ideale (cit. “My favourite directors are the ones that leave me alone”).
Altri ruoli aiutarono quello di Requiem for a dream a rendere questa donna vivace e ironica una presenza unica e inestimabile del panorama cinematografico , dall’Esorcista del 1973, al suo Oscar Alice non abita più qui, nel quale, per Martin Scorsese, da’ vita ad una madre vedova che attraversa l’America con un figlio piccolo alla ricerca di un luogo dove potersi finalmente fermare e trovare una meritata stabilità, poiché in fuga da drammi, ostacoli , o esemplari di umanità degradanti. Passando poi per il bellissimo ruolo di figlia ormai cresciuta e al tramonto della vita, che ritrova il padre ancora giovane , Matthew McConaughey , grazie a un viaggio nella dimensione temporale , nel fantascientifico Interstellar di Christopher Nolan.
Ultimo in ordine di tempo, il ruolo di una Marilyn oggi possibile, se fosse ancora viva, che partecipa a un provino per un ruolo a teatro in Orpheus Descending di T. Williams, nel cortometraggio diretto da Maggie Gyllenhaal, Presidente di Giuria di questa edizione, intitolato Flesh Impact.
Quando, tra il pubblico , la consueta domanda emerge tra vari studenti di recitazione : Che consiglio dare a chi è agli inizi di un percorso di studio in quest’arte?, la sua risposta, dopo un breve momento di riflessione, è : “Studiare con un buon maestro e mantenere attivi gli strumenti che ci vengono offerti”.
Con amore e gratitudine,
Honeybunny